Home Associazioni MareciaMia “LA VALMARECCHIA” – COME E PERCHE’
“LA VALMARECCHIA” – COME E PERCHE’ PDF Stampa E-mail

 

Abito a Torriana sul versante Marecchia, ma appena sposata abitavo a Rimini, al mare. Quando nuotavo al largo vedevo un nastro d’argento all’orizzonte, era il Fiume Marecchia e mi inondava un non so che di nostalgia.

Oggi questo fiume l’ho proprio ai miei piedi e vivo con lui. Sono preoccupata quando non ha acqua nel suo letto e mi dà un senso di soddisfazione quando brilla e mormora allegramente mentre le sue acque corrono verso il mare. Penso alla flora e alla fauna che dipendono da esso e, naturalmente anche a noi, gente della vallata, che dobbiamo tutto il nostro rispetto a questo fiume che ci fornisce l’acqua, fonte di vita e di ricchezza.

Appena mi sveglio dò un’occhiata alla finestra per vedere che tempo fa e che aspetto abbia il Marecchia. Mi piace guardare l’alba che si rispecchia nel fiume con i suoi colori che molte volte sono da mozzafiato.

Così mi è venuta l’idea di fotografare tutta questa meraviglia anche per farla vedere a chi, a quell’ora, dorme ancora o non ha la fortuna di avere una finestra della camera da letto che dia sul fiume; il risultato di questa decisione è il mio libro fotografico “La Valmarecchia ”.

Non potevo prevedere in che impresa mi stato cimentando.

La mia vita e quella di mio marito sono cambiate totalmente.

Per fotografare bisogna essere sul posto al momento giusto.

Per quattro anni abbiamo girato in macchina e a piedi alla scoperta della Valmarecchia, dal sorgere dell’alba fino al tramonto, per fotografare le insenature con la luce più bella: con quella più fredda e quasi metallica della mattina o quella più calda, dorata e melanconica della sera.

Queste escursioni giù per i burroni o verso le rocce scoscese ci hanno fatto molto bene.

La formazione geologica della Valmarecchia è di una varietà incredibile, ora è dolce, soave e generosa, ora scoscesa, arida e dura. Anche la sua gente è così.

La storia della valle ha formato i suoi abitanti.

Questa grande via di comunicazione tra est e ovest, sud e nord li ha forgiati mescolando molte razze: etruschi, romani, celti, goti, germanici ecc. dei quali, nei singoli individui, si possono a volte intravedere le tracce.

Questa mescolanza li ha resi comunicativi, laboriosi, molto ospitali, curiosi, e sempre pronti a uno scambio di vedute e di esperienze.

Anche nei più sperduti casolari sono stata sempre accolta bene e, se avevo bisogno di aiuto, come ad esempio radunare un gruppo di pecore in un certo punto per rendere la foto più significativa e suggestiva, sono stata aiutata con entusiasmo.

Mi ricordo un altro episodio: tutto mi sembrava perfetto, solo un telo di ‘plastica e altre cose disturbavano l’’occhio, che fare? Dopo una chiacchierata con il proprietario, che si dichiarò subito pronto a togliere tutto quello che mi dava fastidio, ci mettemmo al lavoro in tre: mio marito, il contadino ed io, alla fine fummo soddisfatti dell’operato ed anche la foto riuscì bene, per fortuna!

Un’altra volta io e mio marito eravamo a Bascio, dove Tonino Guerra aveva invitato la popolazione a visitare il suo “giardino di pietra” e iniziammo a chiacchierare con la gente. Un signore ci disse: ma vi conosco, vi ho visto a San Leo, no a Pennabilli, no mi pare a Verucchio. Ci mettemmo a ridere: era il conduttore della corriera che ci aveva visti in tutti quei bei posti ed in altri ancora.

Avere un’idea in testa e volerla realizzare, vuol dire anche sopportare tanti disagi e avere molta perseveranza.

Correre ansando verso il punto giusto per scattare la foto prima che sparisca la luce giusta, stare con i piedi nella neve per aspettare che l’ultimo raggio di sole tocchi il campanile e dia quel rosé ai muri che li rende plastici e poetici, togliersi le scarpe e le calze ed entrare nell’acqua fredda del fiume per avere un’inquadratura migliore, sdraiarsi sul ciglio di un burrone per una prospettiva insolita, o prendere un bell’acquazzone, rischiando un malanno, sono imprese che affronto volentieri; se la foto poi è bella e suscita emozioni in chi la guarda, è una soddisfazione grande ed una ragione valida per continuare.

Loni Boehringer Mussoni

Poggio Torriana

VALMARECCHIA

La “Poetessa Fotografa” della Valle ritorna a riposare in Valmarecchia

Dopo averla lasciata quasi dieci anni fa a seguito della morte dell’amato marito Raffaello Sanzio Mussoni ed essere tornata in Germania vicino alle figlie Patrizia e Cornelia, ritorna a riposare per sempre in Valmarecchia a Poggio Torriana, Leona Boehringer Mussoni, grande ed illuminata fotografa della nostra Valle…

La parola fotografia deriva dalle due parole greche: luce (pho^s) e grafia (graphè) e quindi se fotografare è scrivere con la luce, possiamo senz’altro dire che Leona Boehringer Mussoni è stata una “Poetessa in Immagini” della Valmarecchia, scoprendone e narrandone per decenni le sue bellezze.

Valmarecchia, Amore a prima vista! Questo è il sentimento provato subito da una giovane ragazza tedesca che i fatti e le circostanze della vita, hanno portato a conoscere e vivere questa splendida valle.

Per decenni, dagli anni 80, sempre con la collaborazione e l’aiuto dell’amato marito Raffaello, ha scorazzato su e giù per la Valle, per immortalarla nelle varie stagioni dell’anno (memorabili i loro racconti dei viaggi invernali in mezzo alla neve e gli incontri con la gente della Valle) con immagini che sono state utilizzate per diverse pubblicazioni quali calendari, riviste e libri fotografici tra cui “La Valmarecchia” del 1991.

Nei suoi scatti compare infatti, oltre all’amore per la natura – attrice principale di questa Valle, la simbiosi e l’armonia delle forme createsi in un costante modellarsi a due mani, tra uomo e natura, di questo Territorio.

Nella poesia di immagini che si rileva ad ogni scatto, si ha la sensazione che dai colori si sprigioni il profumo della Terra e della brezza del Mare che risale la Valle, accarezzando e pettinando dolcemente i campi.

In queste parole (dal suo libro fotografico “La Valmarecchia” – 1991) la sua testimonianza ed il testamento spirituale che lascia a tutti gli abitanti della Valmarecchia:

…..”Quando ho visto la Valmarecchia mi sono innamorato subito ed ho trovato una nuova Patria da amare, come i tanti popoli che si sono installati in questa valle nei millenni.

Il paesaggio multiforme, ora dolce ora scosceso, mi affascina ancora e cerco di afferrare con la mia macchina fotografica i suoi scenari colti negli attimi più belli.

Non faccio questo solo per me, ma anche per far conoscere agli abitanti del territorio il patrimonio paesaggistico, storico e culturale che si trova a portata di mano e che, nonostante sia stato trascurato e sfruttato, è ancora bellissimo. Desidero inoltre mostrare quanto il mondo può essere belle se si ha cura di lui e far riflettere sui vantaggi di un comportamento in armonia con la natura”.

Mercoledì 22 Novembre dopo la cerimonia funebre, alla quale sono invitati a partecipare tutti i Cittadini della Valle, che si terrà presso la Chiesa di Sant’Andrea di Poggio Berni alle h. 11,30, Leona raggiungerà l’amato marito Raffaello Sanzio con il quale riposerà per sempre nel Cimitero di Poggio Berni, nella tanto amata Valmarecchia.