Home Associazioni MareciaMia Lettera aperta su centrale idroelettrica
Lettera aperta su centrale idroelettrica PDF Stampa E-mail

 

Molti degli argomenti alla base di questa lettera sono ampiamente trattati negli Atti della Tavola Rotonda sul tema Progetti di Centrali Idroelettriche nella Bassa Valmarecchia pubblicati sui siti delle Associazioni Culturali e Ambientaliste del Territorio del Marecchia, fra cui, www. mareciamia.it e www.wwf.it/rimini. I progetti di centrale idroelettrica prevedono la derivazione delle acque del Marecchia poco a valle di Ponte Verucchio, il loro trasporto in condotta interrata per diverse centinaia di metri ed infine la loro caduta in un pozzo-turbina con scarico sul fondo del canyon prodotto dall’incisione erosiva del letto del fiume. I contenuti dei progetti e le modalità d’avvio del loro iter amministrativo denunciano gravi insufficienze sotto il profilo tecnico e varie inadempienze in termini di applicazione delle norme che riguardano la concertazione istituzionale e la partecipazione sociale. Questa ennesima estemporanea proposizione di scelte vincolanti su un territorio che rappresenta il cuore stesso di un prezioso ambito fluviale fa risaltare l’incongruenza con le dichiarazioni di principio contenute nella relazione di presentazione del PTCP riminese che cita le risorse naturali, storiche e paesaggistiche del primo entroterra come preziosità assolute e valori territoriali strategici. Sotto l’aspetto tecnico, le osservazioni sono in buona parte il risultato dell’enorme danno ambientale creato dalla canalizzazione dell’alveo (canyon) e riguardano profili di tipo: idraulico, in quanto gli stessi progettisti in concorrenza mettono in discussione alcune stime delle portate fluviali e di rendimento delle turbine;geologico, in quanto si trasforma un dissesto di innesco antropico, quale il Canyon, in un elemento da difendere per garantire il salto idraulico e lo scarico delle acque turbinate;sedimentologico, in quanto la difesa del canyon non consente la ripresa del trasporto solido fluviale ed il conseguente rifornimento sedimentario del litorale attualmente in progressiva erosione; idrologico, in quanto il perdurare della canalizzazione dei deflussi fluviali riduce fortemente la funzione di ricarica della conoide sotterranea del Marecchia, sede di un fondamentale e strategico serbatoio d’acque per il riminese; ecologico, in quanto l’incisione del letto ghiaioso-sabbioso del fiume ha sconvolto e reso distrofico il sistema limitandone le funzioni di autodepurazione e di mantenimento e rinnovamento degli habitat acquatici e ripariali.

Le osservazioni sulla mancata applicazione della normativa vigente riguardano: la Direttiva Quadro sulle acque, la EC/2000/60, che obbliga gli Stati membri ad impedire l’ulteriore deterioramento ed a proteggere e migliorare lo stato degli ecosistemi acquatici; la Legge Regionale 26/2004 (Piano Energetico Regionale) che richiede l’integrazione degli interventi progettuali nei piani territoriali ed urbanistici; il Decreto Legislativo 16.03.1979 che consente il rilascio di concessioni di derivazioni a scopo idroelettrico solo quando non sussista un prevalente interesse pubblico ad uso diverso delle acque.
Le osservazioni sulla mancata concertazione e partecipazione sociale mettono in luce l’autoreferenzialità della Pubblica Amministrazione. Non si tratta solo del disinteresse verso una vasta normativa UE che impone la consultazione dei cittadini in tema di interventi che influiscono sullo stato dell’ambiente e sulle dinamiche socio-economiche di una comunità. Si tratta anche dell’oblio del Piano sull’edilizia (LR 25/2002) e del Piano sull’energia (LR 26/2004) della Regione Emilia-Romagna in cui si prevede il coinvolgimento delle istanze di rilevanza economica e sociale anche attraverso i metodi e gli strumenti delle Agende 21 Locali.

Dagli argomenti qui presentati risulta che la Bassa Vamarecchia continua a sopportare la mancanza di un governo unitario che sta portando al soffocamento del territorio e ad uno stato di incipiente agonia del Fiume Marecchia. Questa situazione diventa particolarmente stridente alla luce del risultato del Referendum Popolare del Dicembre 2006 grazie al quale il bacino idrografico del Marecchia si inserirà in un unico quadro di gestione amministrativa.

Dai qualificati contributi delle numerose persone che hanno partecipato alla Tavola Rotonda del 24 novembre 2006 è emersa unanime la richiesta di intervenire per il risanamento del Marecchia e la convinzione che una positiva volontà politica degli Amministratori permetterebbe di realizzare da subito lo stretto coordinamento delle previsioni degli strumenti urbanistici comunali e del PTCP.
Fra gli altri temi di vasto consenso dell’incontro del 24 novembre 2006 da porre all’attenzione dei Responsabili del governo del territorio sono: il danno ambientale, causato dal dissesto idrogeologico in atto, che si aggrava e proietta nel futuro con costosi interventi riparatori a carico delle future generazioni; il Marecchia come risorsa, da definitivamente valorizzare come grande parco naturale, elemento simbolo di collegamento non solo materiale fra la città di Rimini ed il suo entroterra; la partecipazione, da intendere come cardine del processo decisionale, attuato col trasferimento alla generalità dei Residenti delle informazioni e degli strumenti di valutazione essenziali per la condivisione di scelte coerenti di sviluppo sostenibile.

Le Associazioni culturali e ambientaliste del territorio del Marecchia:
Insieme per la Valmarecchia, Legambiente- Circoli di Bellaria, Santarcangelo e Secchiano, MareciaMia, Maricla, Sportello Amico, Sviluppo Sostenibile Novafeltria, WWF-Rimini.